IL BATTENTE
Ci sono alcuni che in testa
coltivano giardini
e i loro capelli sono sentieri
per città assolate e bianche
scrivere gli è facile
chiudono gli occhi
ed ecco defluirgli dalla fronte
branchi di immagini
la mia immaginazione
è un pezzetto d’asse
e il mio solo strumento
una stecca di legno
percuoto l’asse
ed essa mi risponde
sì – sì
no – no
ad altri il verde suono dell’albero
l’azzurro suono dell’acqua
il mio è un battente
per giardini incustoditi
percuoto l’asse
ed essa mi suggerisce
il secco poema del moralista
sì – sì
no – no
Zbigniew Herbert, "Rapporto dalla città assediata" a cura di Pietro Marchesani
Da dove nasce la poesia? quale è la sua fonte misteriosa, quali i suoi strumenti? Non lo sappiamo. Riconosciamo con una qualche approssimazione che nella mente di alcuni poeti crescono giardini pieni di colore, profumi ed armonia. Coloro tra noi che guardano con attenzione osservano un Blake o un Ovidio ed ecco che i loro capelli sono sentieri/ per città assolate e bianche.
La voce che ci raggiunge da questi versi ha un altro timbro. I suoi strumenti sono rimasugli poveri, un pezzetto di asse, una stecca di legno, il suono che da questi si può ricavare - in apparenza - è poca cosa:
sì - sì
no- no
niente altro.
Ci sono poeti che conoscono il verde suono dell'albero e sanno modulare l'azzurro suono dell'acqua. La loro voce può scuotere il cuore addomesticato o risvegliare l'ardore assopito, può scuotere ed infiammare. Ma oggi è bello lasciarci afferrare da una diversa e scarna melodia Un battente percosso da lieve tocco apre a giardini incustoditi, un ingresso dimesso introduce al tesoro recondito del secco poema del moralista. Ad esso ci abbeveriamo come dopo un lungo e penoso andare.