Conosco un piccolo bosco di druidi
Conosco un piccolo bosco di druidi
dove potrei addormentarmi, se mi fosse concesso,
e udire il mormorio del ruscello
confondersi con un sogno di mezzanotte;
e dimorare sotto i sacri noccioli
che si muovono sopra di me nella brezza,
e respirare il profumo della spinosa eglantina.
Poiché là, per tutta la notte, i gufi bianchi,
nell’odorosa penombra divina,
ascoltano il canto selvaggio, strano, senza misura
delle voci fatate, sottili e acute
come il grido innaturale del pipistrello,
e il ritmo dei loro calzari
che danzano, danzano, sotto la luna,
finché, nel pallore dell’alba,
le stelle erranti cominciano a venir meno…
Ah, lascia il mondo e vieni via!
La gente del vento è nella radura,
e uomini hanno visto i loro festini, adagiati
in segreto su qualche prato fiorito,
sotto le volte dei faggi;
re d’altri tempi, così ho udito dire,
qui hanno trovato amanti fatate
che li hanno sottratti alla vita con incanto
e baciato le loro labbra
con labbra fredde, senza timore,
e intessuto intorno a loro un tale sortilegio
che sono passati oltre la nebbia
e hanno trovato la Terra-sotto-l’Onda…
Re d’altri tempi, che nessuno poté salvare!
da C.S. Lewis "Spirits in Bondage", la traduzione è mia
la versione originale:
I know a little Druid wood
Where I would slumber if I could
And have the murmuring of the stream
To mingle with a midnight dream,
And have the holy hazel trees
To play above me in the breeze,
And smell the thorny eglantine;
For there the white owls all night long
In the scented gloom divine
Hear the wild, strange, tuneless song
Of faerie voices, thin and high
As the bat's unearthly cry,
And the measure of their shoon
Dancing, dancing, under the moon,
Until, amid the pale of dawn
The wandering stars begin to swoon. . . .
Ah, leave the world and come away!
The windy folk are in the glade,
And men have seen their revels, laid
In secret on some flowery lawn
Underneath the beechen covers,
Kings of old, I've heard them say,
Here have found them faerie lovers
That charmed them out of life and kissed
Their lips with cold lips unafraid,
And such a spell around them made T
hat they have passed beyond the mist
And found the Country-under-wave. . . .
Kings of old, whom none could save!
C.S. Lewis è noto al grande pubblico soprattutto per le sue opere in prosa, tra le quali le celebri "Cronache di Narnia" o "Le lettere a Berlicche", la sua raccolta di poesie tuttavia merita senza dubbio l'attenzione del lettore moderno e meriterebbe anche un'edizione italiana.
La poesia che oggi propongo nel blog è espressione della passione del suo autore per le leggende e i miti medievali, per il folklore celtico e per le atmosfere misteriose e sognanti che lo spirito moderno spesso relega tra le fantasie lontane dalla realtà e dai problemi concreti della nostra epoca e dalle reali condizioni dell'esistenza con cui tutti dobbiamo confrontarci.
I sogni di mezzanotte, i sussurri del popolo del vento, il canto selvaggio delle voci fatate, l'incantamento emanato dai baci delle loro fredde labbra non sono che fole, inattuali divagazioni di spiriti incapaci di stare al cospetto del vero.
Lewis, Tolkien e gli altri scrittori che si ritrovavano in quel sodalizio di dotti che sarà conosciuto come gli Inklings non la pensavano così, anzi vedevano nel disincanto dello spirito moderno uno dei maggiori responsabili dello stato miserevole della condizione umana. Diseredata dalla sua vocazione all'incanto e al mistero, essa appariva loro assoggettata all'imperio del numero, alla ferrea egemonia della quantità e della logica. Tale è rimasta fino ai giorni nostri.
L'invito che giunge al viandante che si addentri nel bosco fatato è chiaro:
Ah, lascia il mondo e vieni via !
Il bosco è abitato da presenze eteree che nei racconti popolari della tradizione irlandese sono affascinanti e pericolose al tempo stesso. Le fate irretiscono allo stesso modo il contadino e il re, il marinaio ed il musicista. Inducono un sonno profondo e inebriante ed attirano verso luoghi da cui il più delle volte non si torna indietro, come la Terra-sotto-l’Onda, una terra leggendaria, il Tir na Nog, la variante celtica dell'altromondo dove non esiste né morte né malattia.
Non è un invito alla diserzione, come crede lo spirito menomato dei nostri tempi, è piuttosto la voce che annuncia l'inaspettato, il sussurro che rende muto l'arrogante e svela la legge del prodigio.
