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mercoledì 29 aprile 2026

L’impossibile accade.






Rassegnazione per principianti



Tu non cercare nulla. Non c’è niente da trovare,
Niente da capire. Accontentati.
Quando verrà il loro tempo fioriranno i tigli
Sopra la tomba scavata di fresco.

Quando verrà il suo tempo si dissiperà il buio,
Scintillerà la luce rinata.
Niente è concluso, tutto continua.
E tu sarai allegro. O forse no.

Tra sparire e ricominciare
L’impossibile accade.
Come e perché non è stato svelato.
Suona nuova al principiante l’antichissima melodia.

Per cercare il senso profondo, non sprofondare.
Tu non cercare. Così lo troverai.

di Mascha Kaléko


Mascha Kaléko (1907-1975) è stata una celebre poetessa tedesca di origine ebraica, nota per la sua poesia urbana e malinconica, spesso associata alla "Nuova Oggettività" (Neue Sachlichkeit) nella Berlino degli anni '20 e '30. Fuggita dalla Germania nazista nel 1938, visse tra gli USA e Gerusalemme, affrontando persecuzioni,  l'esilio e il dolore personale, prima di morire a Zurigo. 

Rassegnazione per principianti è un titolo magnifico, con leggerezza evoca un apprendistato dell'animo, un tirocinio interiore che separa il principiante della rassegnazione dall'esperto edotto dei segreti di una antichissima melodia.  

La poesia tuttavia non celebra la sfiducia o il disincanto, così diffuso ai giorni nostri, perché l'impossibile accade, anche se non è dato sapere in che modo o per quali motivi. E il senso profondo di questa vita, a volte così complicata, lo si trova infine. Basta non affannarsi a cercarlo.


lunedì 30 marzo 2026

Non è gran cosa questo tutto che mi resta.




Restituzione

Se della tua bocca non so che la tua voce
E dei tuoi seni solo il verde o l'arancione delle tue bluse, come posso avere la presunzione di
avere di te più della grazia di un'ombra che passa sull'acqua.
Nella memoria porto gesti, la moina che tanto felice mi faceva,
e questo modo di restartene in te stessa, con il curvo riposo
di un'immagine d’avorio.
Non è gran cosa questo tutto che mi resta.
In più opinioni, collere, teorie,
nomi di fratelli e sorelle,
l'indirizzo postale e il numero del telefono,
cinque fotografie, un profumo di capelli,
una pressione di mani piccole fra le quali nessuno direbbe
che mi si nasconde il mondo.
Questo tutto me lo porto senza sforzo, perdendolo poco a poco.
Non inventerò l'inutile menzogna della perpetuità,
meglio passare i ponti con le mani
piene di te,
tirando via a piccoli pezzi il mio ricordo.
Dandolo alle colombe, ai fedeli passeri,
che ti mangino fra canti, arruffio e svolazzi.


Si de tu boca no sé más que la voz
y de tus senos sólo el verde o el naranja de las blusas,
cómo jactarme de tener de ti
más que la gracia de una sombra que pasa sobre el agua.
En la memoria llevo gestos, el mohín
que tan feliz me hacía, y ese modo
de quedarte en ti misma, con el curvo
reposo de una imagen de marfil.
No es gran cosa ese todo que me queda.
Además opiniones, cóleras, teorías,
nombres de hermanos y de hermanas,
la dirección postal y telefónica,
cinco fotografías, un perfume de pelo,
una presión de manos pequeñitas donde nadie diría
que se me esconde el mundo.
Todo lo llevo sin esfuerzo, perdiéndolo de a poco.
No inventaré la inútil mentira de la perpetuidad,
mejor cruzar los puentes con las manos
llenas de ti
tirando a pedacitos mi recuerdo,
dándolos a las palomas, a los fieles
gorriones, que te coman
entre cantos y bullas y aleteos.

Julio Cortazar, Le ragioni della collera (Edizioni Fahrenheit 451)

Accade nella grande poesia d'amore ciò che accade in quella epica: in esse si riverbera qualcosa di più dello slancio della passione o dell'ebbrezza dell'attimo fatale. Questo qualcosa vive in ogni anima, si fa universale e supera il tempo. Ognuno può riconoscersi nei versi di Cortazar, indipendentemente dal fatto che giaccia ferito dalle frecce potenti di Eros o contempli quel che resta di un amore perduto.
Allo stesso modo viviamo il medesimo tormento interiore del principe Andrej sul campo di Borodino o tratteniamo il fiato quando infine Ettore si volge ad affrontare Achille.

La grande poesia insomma ci riguarda.

sabato 28 febbraio 2026

Ma l'anima secreta che non mente

 privilegio





Io sono un buon compagno. Agevolmente

mi si prende per mano e quello faccio

ch'altri mi chiede, bene e lietamente.


Ma l'anima secreta che non mente

a se stessa mormora sue parole.

Anche talvolta un Dio mi chiama e vuole

ch'io l'ascolti. Ai pensieri

che mi nascono allora, al cuor che batte

dentro, all'intensità del mio dolore,

ogni uguaglianza fra gli uomini spengo.


Ho questo privilegio e lo mantengo.


Una poesia di Umberto Saba  non molto nota, ma tra le mie preferite. Una specie di autoritratto o di riflessione su se stesso. C'è il suo carattere di buon compagno, benevolo ed amichevole e quel " ma" che apre la seconda parte della poesia... Meravigliosa l'ultima rima spengo /mantengo. 

martedì 20 gennaio 2026

Ah, lascia il mondo e vieni via!


Conosco un piccolo bosco di druidi





Conosco un piccolo bosco di druidi

dove potrei addormentarmi, se mi fosse concesso,

e udire il mormorio del ruscello

confondersi con un sogno di mezzanotte;

e dimorare sotto i sacri noccioli

che si muovono sopra di me nella brezza,

e respirare il profumo della spinosa eglantina.


Poiché là, per tutta la notte, i gufi bianchi,

nell’odorosa penombra divina,

ascoltano il canto selvaggio, strano, senza misura

delle voci fatate, sottili e acute

come il grido innaturale del pipistrello,

e il ritmo dei loro calzari

che danzano, danzano, sotto la luna,

finché, nel pallore dell’alba,

le stelle erranti cominciano a venir meno…


Ah, lascia il mondo e vieni via!


La gente del vento è nella radura,

e uomini hanno visto i loro festini, adagiati

in segreto su qualche prato fiorito,

sotto le volte dei faggi;

re d’altri tempi, così ho udito dire,

qui hanno trovato amanti fatate

che li hanno sottratti alla vita con incanto

e baciato le loro labbra

con labbra fredde, senza timore,

e intessuto intorno a loro un tale sortilegio

che sono passati oltre la nebbia

e hanno trovato la Terra-sotto-l’Onda…


Re d’altri tempi, che nessuno poté salvare!

                 

da C.S. Lewis "Spirits in Bondage", la traduzione è mia


la versione originale:


I know a little Druid wood 

Where I would slumber if I could 

And have the murmuring of the stream 

To mingle with a midnight dream, 

And have the holy hazel trees 

To play above me in the breeze, 

And smell the thorny eglantine; 

For there the white owls all night long

In the scented gloom divine 

Hear the wild, strange, tuneless song 

Of faerie voices, thin and high 

As the bat's unearthly cry, 

And the measure of their shoon 

Dancing, dancing, under the moon, 

Until, amid the pale of dawn 

The wandering stars begin to swoon. . . . 


Ah, leave the world and come away! 


The windy folk are in the glade, 

And men have seen their revels, laid 

In secret on some flowery lawn 

Underneath the beechen covers,

 Kings of old, I've heard them say, 

Here have found them faerie lovers 

That charmed them out of life and kissed 

Their lips with cold lips unafraid, 

And such a spell around them made T

hat they have passed beyond the mist 

And found the Country-under-wave. . . . 


Kings of old, whom none could save!


C.S. Lewis è noto al grande pubblico soprattutto per le sue opere in prosa, tra le quali le celebri "Cronache di Narnia" o "Le lettere a Berlicche", la sua raccolta di poesie tuttavia merita senza dubbio l'attenzione del lettore moderno e meriterebbe anche un'edizione italiana.

La poesia che oggi propongo nel blog è espressione della passione del suo autore per le leggende e i miti medievali, per il folklore celtico e per le atmosfere misteriose e sognanti che lo spirito moderno spesso relega tra le fantasie lontane dalla realtà e dai problemi concreti della nostra epoca e dalle reali condizioni dell'esistenza con cui tutti dobbiamo confrontarci. 

I sogni di mezzanotte, i sussurri del popolo del vento, il canto selvaggio delle voci fatate, l'incantamento emanato dai baci delle loro fredde labbra non sono che fole, inattuali divagazioni di spiriti incapaci di stare al cospetto del vero. 

Lewis, Tolkien e gli altri scrittori che si ritrovavano in quel sodalizio di dotti che sarà conosciuto come gli Inklings non la pensavano così, anzi vedevano nel disincanto dello spirito moderno uno dei maggiori responsabili dello stato miserevole della condizione umana. Diseredata dalla sua vocazione all'incanto e al mistero, essa appariva loro assoggettata all'imperio del numero, alla ferrea egemonia della quantità e della logica. Tale è rimasta fino ai giorni nostri.

L'invito che giunge al viandante che si addentri nel bosco fatato è chiaro:

Ah, lascia il mondo e vieni via !

Il bosco è abitato da presenze eteree che nei racconti popolari della tradizione irlandese sono affascinanti e pericolose  al tempo stesso. Le fate irretiscono allo stesso modo il contadino e il re, il marinaio ed il musicista. Inducono un sonno profondo e inebriante ed attirano verso luoghi da cui il più delle volte non si torna indietro, come la  Terra-sotto-l’Onda, una terra leggendaria,  il Tir na Nog, la variante celtica dell'altromondo dove non esiste  né morte né malattia.

Non è un invito alla diserzione, come crede lo spirito menomato dei nostri tempi, è piuttosto la voce  che annuncia l'inaspettato, il sussurro che rende muto l'arrogante e svela la legge del prodigio.