L'anno nuovo
È inverno, è l’anno nuovo.
Non ti conosce nessuno.
Lontano dalle stelle, dalla pioggia di luce,
giaci al maltempo delle pietre.
Non c’è alcun filo che ti riporti indietro.
I tuoi amici sonnecchiano al buio
del piacere e non possono ricordare.
Non ti conosce nessuno. Sei il vicino del nulla.
Non vedi la pioggia che scroscia e l’uomo che s’allontana a piedi,
il vento sporco che soffia le proprie ceneri per tutta la città.
Non vedi il sole che trascina la luna come un’eco.
Non vedi il cuore illividito andare in fiamme,
i crani degli innocenti farsi fumo.
Non vedi le cicatrici dell’abbondanza, gli occhi senza luce.
È finita. È inverno, è l’anno nuovo.
Gli umili portano la propria pelle in paradiso.
I disperati soffrono il freddo con quelli che non hanno nulla da nascondere.
È finita e non ti conosce nessuno.
C’è la luce delle stelle alla deriva sull’ acqua nera
Ci sono pietre nel mare che nessuno ha visto.
C’è una costa e la gente aspetta.
E non ritorna niente.
Perché è finita.
Perché c’è silenzio invece di un nome.
Perché è inverno ed è l’anno nuovo.
Mark Strand da Elegia per mio padre in "La storia delle nostre vite"
Lo so. Forse non è la poesia più allegra per chiudere l'anno, ma chi conosce le rotte che seguono la stella tenue ama i versi che incidono la carne, che gettano sale sulle ferite che aprono. E di questo genere sono i versi che Mark Strand compone nel 1971 e che dedica a suo padre Robert, morto pochi anni prima. Un groviglio di emozioni dure, dolore, riflessioni ed amari bilanci. Nulla sembra sfuggire alla forza dissolutrice del tempo e dell'inverno: I disperati soffrono il freddo con quelli che non hanno nulla da nascondere. L'impossibilità di vedere ricorre per più versi a segnare la distanza che si accumula tra chi si avvicina al limite ultimo della sua esistenza e la vita stessa con le sue ineliminabili contraddizioni.
In questo scenario di desolazione tuttavia rimane ciò che davvero conta: il poeta non è lontano da quella vita ferita e da quel che ne rimane. La forza evocativa dei versi scaturisce da una prossimità che è inerme, ma non indietreggia, né assume i toni del lamento.
Inermi ma non arresi. Questo l'auspicio.
Buon anno nuovo

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