Il messaggio del professor Cogito
Va’ dove andarono quelli fino al limite oscuro
in cerca del vello d’oro del nulla tuo ultimo premio
va’ fiero tra quelli che sono in ginocchio
fra chi volta le spalle e chi è rovesciato nella polvere
ti sei salvato non per vivere
hai poco tempo bisogna dare testimonianza
sii coraggioso quando la ragione viene meno sii coraggioso
alla fine è la sola cosa che conta
e la Collera tua impotente sia come il mare
ogniqualvolta udrai la voce di umiliati e percossi
non ti abbandoni il tuo fratello Disprezzo
per spie carnefici vigliacchi – saranno loro a vincere
e verranno al tuo funerale gettando con sollievo una zolla
e il tarlo scriverà la tua biografia addomesticata
e non perdonare invero non è in tuo potere
perdonare in nome di chi è stato tradito all’alba
guardati tuttavia dall’inutile orgoglio
osserva allo specchio la tua faccia da giullare
ripeti: sono stato chiamato – non ce n'erano di migliori?
guardati dall’aridità del cuore ama la fonte mattutina
l’uccello dal nome ignoto la quercia d’inverno
la luce sul muro lo splendore del cielo
ad essi non serve il tuo caldo respiro
ci sono soltanto per dire: nessuno ti consolerà
veglia – quando la luce sui monti darà il segnale – alzati e va’
finché il sangue muoverà nel petto la tua oscura stella
ripeti gli antichi scongiuri dell’umanità fiabe e leggende
perché così raggiungerai il bene che non raggiungerai
ripeti le grandi parole ripetile con ostinazione
come quelli che avanzavano nel deserto e perivano nella sabbia
e ti premieranno con ciò di cui dispongono
con sferzate di riso l'uccisione su un immondezzaio
va’ perché solo così sarai accolto nella cerchia dei freddi crani
nel manipolo dei tuoi avi: Gilmameš Ettore Rolando
difensori del regno senza confini e della città delle ceneri
Sii fedele Va’.
di Zbigniev Herbert, traduzione di Pietro Marchesani (Adelphi 1993)
Scritta nei giorni difficili di anni segnati da feroci lotte e crudeltà inumane, questa poesia non è meno adatta gli scuri giorni che ci stanno davanti. La ruota della storia compie un'altra giravolta e il coraggioso, il carnefice, il sicofante si muovono lungo traiettorie già cantate: chi Ettore, chi Efialte, chi Falaride.
Come alla voce poetante di questa bella poesia di Herbert, un combattimento attende anche noi, tutto interiore, a noi solamente destinato. E tutto ciò che c'è di necessario in questi versi, tutto ciò che serve, quella voce lo rivolge al proprio animo, a se stesso: in forma di anafora ricorre l'imperativo, l'invito ad andare verso limiti oltre i quali in pochi hanno osato dirigersi, oppure va’ fiero tra quelli che sono in ginocchio / fra chi volta le spalle e chi è rovesciato nella polvere e poi ancora sii coraggioso quando la ragione viene meno, in effetti è davvero l'unica cosa che conta.
Tra i diversi ammonimenti di questi versi, mi è particolarmente caro quello che così dice:
ripeti gli antichi scongiuri dell’umanità fiabe e leggende
... come a dire che ogni grandezza dell'animo sorge dagli antichi riti nei i quali siamo stati cresciuti e dalle leggende che ci hanno nutrito con aurei insegnamenti.
Non so il futuro cosa preveda per la nostra generazione e per quella dei nostri figli e - per certi versi - la devastazione delle guerre presenti è solo la manifestazione sensibile della generale devastazione dello spirito umano, in ogni caso, la poesia di oggi si rivela un viatico portentoso ed inevitabile. Da portare con sè.