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mercoledì 31 dicembre 2025

Non vedi le cicatrici dell'abbondanza, gli occhi senza luce


L'anno nuovo



 


È inverno, è l’anno nuovo.

Non ti conosce nessuno.

Lontano dalle stelle, dalla pioggia di luce,

giaci al maltempo delle pietre.

Non c’è alcun filo che ti riporti indietro.

I tuoi amici sonnecchiano al buio

del piacere e non possono ricordare.

Non ti conosce nessuno. Sei il vicino del nulla.

Non vedi la pioggia che scroscia e l’uomo che s’allontana a piedi,

il vento sporco che soffia le proprie ceneri per tutta la città.

Non vedi il sole che trascina la luna come un’eco.

Non vedi il cuore illividito andare in fiamme,

i crani degli innocenti farsi fumo.

Non vedi le cicatrici dell’abbondanza, gli occhi senza luce.

È finita. È inverno, è l’anno nuovo.

Gli umili portano la propria pelle in paradiso.

I disperati soffrono il freddo con quelli che non hanno nulla da nascondere.

È finita e non ti conosce nessuno.

C’è la luce delle stelle alla deriva sull’ acqua nera

Ci sono pietre nel mare che nessuno ha visto.

C’è una costa e la gente aspetta.

E non ritorna niente.

Perché è finita.

Perché c’è silenzio invece di un nome.

Perché è inverno ed è l’anno nuovo.

     Mark Strand da Elegia per mio padre in "La storia delle nostre vite" 

Lo so. Forse non è la poesia più allegra per chiudere l'anno, ma chi conosce le rotte che seguono la stella tenue ama i versi che incidono la carne, che gettano sale sulle ferite che aprono. E di questo genere sono i versi che Mark Strand compone nel 1971 e che dedica a suo padre Robert, morto pochi anni prima. Un groviglio di emozioni dure, dolore, riflessioni ed amari bilanci. Nulla sembra sfuggire alla forza dissolutrice del tempo e dell'inverno: I disperati soffrono il freddo con quelli che non hanno nulla da nascondere. L'impossibilità di vedere ricorre per più versi a segnare la distanza che si accumula tra chi si avvicina al limite ultimo della sua esistenza e la vita stessa con le sue ineliminabili contraddizioni.

In questo scenario di desolazione tuttavia rimane ciò che davvero conta: il poeta non è lontano da quella vita ferita e da quel che ne rimane. La forza evocativa dei versi scaturisce da una prossimità che è inerme, ma non indietreggia, né assume i toni del lamento. 

Inermi ma non arresi. Questo l'auspicio.

Buon anno nuovo