Cerca nel blog

venerdì 29 maggio 2026

nel giorno della mestizia

 







Ciò che rimane dopo di me?

Fiori in primavera,

l'uccello cuculo d'estate,

e l'acero in autunno.

                          Ryokan Daigu


Entrare nello spirito di questi versi di Ryōkan significa oltrepassare il significato letterale ed immediato che si offre alla mente attraverso le parole. Questa è una poesia che richiede una particolare forma di  respiro, come fossimo al cospetto di un uomo che si spegne, fissando la luce oltre la finestra. Un vecchio monaco, fragile e rannicchiato nella sua capanna di paglia sente il sangue farsi freddo e la terra reclamare il suo corpo; eppure, in quel momento supremo di solitudine, nei suoi occhi non c'è ombra di paura, ma una improvvisa commovente gratitudine. 

Chiedersi cosa resterà di noi è il tormento segreto di molti, la ferita che ci portiamo dentro. alcuni affidano alla fama o a un nome inciso su una pietra il compito di salvarli dall'oblio, altri impiegano grandi ricchezze per erigere un monumento che sfidi il tempo.

Ryōkan, invece, guarisce questa ferita indicando il mondo fuori: guardate, sembra  dirci, io me ne vado, ma guardate la meraviglia che vi  sta intorno. Non un libro, non una statua, ma il miracolo dei ciliegi che torneranno a fiorire a primavera, il canto struggente del cuculo nelle notti calde d'estate, il fuoco malinconico delle foglie d'acero che incendia i boschi in autunno. L'inverno è la grande verità che Ryōkan sceglie di non pronunciare nel suo addio, eppure è proprio l'inverno che rende così struggenti la primavera, l'estate e l'autunno. Tacendo la stagione del gelo, il monaco non vuole negarne la forza, né nasconderne il potere, semplicemente decide di  guardare a ciò che viene dopo.

C'è una dolcezza lacerante in questo addio, l'emozione purissima di chi si accorge che l'essenza della propria vita è iscritta nel trascorrere inevitabile di tutte le cose e che morire non significa scomparire, ma seguire un ritmo segreto che percorre la vita stessa e che rimane nascosto a chi si ferma alle apparenze.