La musa
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| Esiodo e la Musa (1891) Gustave Moreau, Musée d'Orsay Parigi. |
Quando la notte attendo il suo arrivo,
la vita sembra sia appesa a un filo.
Che cosa sono onori, libertà, giovinezza
di fronte all’ospite dolce
col flauto nella mano? Ed ecco è entrata.
Levato il velo, mi guarda attentamente.
Le chiedo: “Dettasti a Dante tu
le pagine dell’Inferno?” Risponde: “Io”.
Anna Achmatova
C’è un momento, nella poesia di Anna Achmatova, in cui la notte sembra fermarsi e tutto ciò che appartiene alla vita quotidiana perde improvvisamente importanza. La poetessa attende un arrivo misterioso: «la vita sembra sia appesa a un filo». Di fronte a quell’ospite che sta per entrare, che cosa possono valere gli onori, la libertà, la giovinezza? Tutto appare fragile e provvisorio. Ciò che ha il sapore del prodigio del resto non può che avvenire quando la vita è appesa al filo.
Poi la porta si apre. Entra una figura dolce e silenziosa, con un flauto nella mano. Non è una presenza minacciosa: è la Musa, la forza segreta della poesia. Achmatova la immagina come qualcuno che arriva da un altro mondo per condurla più nelle profondità dell'essere.
La domanda che la poetessa le rivolge è sorprendente: «Dettasti a Dante tu / le pagine dell’Inferno?». E la risposta è una sola parola: «Io». In quel momento la Musa rivela il suo vero volto. È la stessa forza che ha guidato Dante nel viaggio attraverso il dolore, la colpa e la morte, trasformando l’abisso dell’esistenza in poesia.
Achmatova ci ricorda così che la vera poesia nasce dalla ferita, dalla perdita, dall’incontro con ciò che spaventa l’uomo. Il poeta è colui che riesce a guardare anche ciò che sembra indicibile e a trovare una voce per raccontarlo.
«La Musa» è allora una piccola meditazione sul mistero della poesia. Ci dice che i grandi versi arrivano soltanto quando l’uomo si trova davanti alle domande più difficili. La poesia è quella voce che, proprio nel momento in cui la vita sembra appesa a un filo, riesce ancora a trasformare il dolore in canto.
