Silenzio
Tutto il giorno questo scansarsi reverente
tutto il giorno questi lunghi saluti:
tre passi prima la mano alla visiera,
quattro passi lungo lo sguardo fitto in cuore.
E chi sono io, superiore?
Questi saluti chi li ha meritati?
Ma la sera, giornata finita,
traversando i cortili annerati
son io che sull’attenti, rigido,
la mano alla tesa,
tutti e ciascuno
per questa notte e questa vita
vi saluto, miei soldati.
Piero Jahier, Con me e con gli alpini, Roma Edizioni de «La Voce», 1920
Si avvicina il 4 novembre, la ricorrenza della Giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate; nell'atmosfera fosca di questi tempi mi piace ricordare quanti hanno scelto di dedicare la propria vita in al servizio del Paese, accettando i doveri e i sacrifici che vestire un uniforme comporta.
Vorrei farlo attraverso una breve poesia di Piero Jahier, Silenzio, tratta da Con me e con gli alpini, un'opera nata dall'esperienza della Grande Guerra.
Nei versi di Jahier, il saluto militare, gesto quotidiano regolato dalla disciplina e dalla gerarchia, diventa motivo di una riflessione profonda e capace di superare l'ambito nel quale è germinata l'ispirazione. L'ufficiale che durante il giorno ha ricevuto gli onori dei suoi soldati, alla sera si mette idealmente sull'attenti davanti a loro, riconoscendo la dignità degli uomini che gli sono stati affidati.
In questa semplice scena si esprime un sentimento di gratitudine, scevro di ogni enfasi retorica, che attraversa il tempo e conserva intatto il proprio valore. La vita militare richiede una particolare disposizione morale, nella quale il senso del dovere si accompagna di necessità alla disponibilità a mettere in gioco la propria esistenza per gli altri.

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